Natalino Sapegno


 

Per buona parte degli anni '50 è assorbito da quel commento alla Divina Commedia che, apparso tra il '55 e il '57, resta ancora oggi modello insuperato di metodo critico e di rigore filologico. E' del '54 il suo ingresso nell'Accademia dei Lincei.

Altre opere di vasta concezione vedono la luce negli anni '60: una Storia letteraria del Trecento (Ricciardi) è del '63; dirige con Emilio Cecchi la Storia della letteratura italiana (Garzanti, 1965-69), in nove volumi, per la quale redige i saggi su Dante, Petrarca, Leopardi e sulla critica del Novecento; pubblica con Walter Binni la Storia letteraria delle regioni d'Italia (Sansoni, 1968).

Lasciato nel '76 l'insegnamento universitario, prosegue instancabile l'attività di critico, con articoli e saggi per le più varie destinazioni (riviste, prefazioni, conferenze), e rivede e aggiorna con nuove edizioni le sue opere precedenti. Nel 1980 viene pubblicato presso Bulzoni l'ultimo di cinque volumi di scritti in suo onore, contenente le sue pagine disperse. Si spegne a Roma l'11 aprile 1990.

Indelebile è stata l'impronta da lui lasciata nel campo della critica letteraria, ben al di là dei presupposti ideologici della sua metodologia critica, dall'iniziale crocianesimo all'adesione al marxismo (che in realtà fu un approfondimento, anche per le influenze gramsciane, della sua prospettiva storicistica e desanctisiana): forse nessun altro storico della letteratura ha saputo come lui unire l'esemplare rigore critico con altrettanta chiarezza (ed eleganza) di esposizione. Della sua sterminata bibliografia, che copre senza eccezione tutto l'arco della letteratura italiana, alcune opere come il Trecento vallardiano e il Compendio, tradotto in tutte le lingue europee: di cui resta intatta l'attualità critica, sono ormai anch'essi considerati dei classici della letteratura tout court; e generazioni di studenti si sono formati sui suoi libri più famosi: il Disegno storico della letteratura italiana (l'edizione scolastica del Compendio) e il commento alla Divina Commedia sono stati i testi scolastici di gran lunga più diffusi (in svariati milioni di copie) per oltre quarant'anni.

Nell'autunno dell'89, pochi mesi prima di spegnersi, aveva espresso il desiderio che la sua biblioteca fosse donata alla Valle d'Aosta. La Fondazione «Centro di studi storico-letterari Natalino Sapegno», voluta dalla famiglia e dalla Regione Valle d'Aosta allo scopo di accogliere e di utilizzare il suo lascito, è dunque nata nel segno dell'attaccamento del Maestro alla sua terra natale, dove oggi riposa, nel cimitero di Aosta.

 

Natalino Sapegno: "la letteratura forma di tutta la nostra vita" (pdf)

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